A quindici anni dalla approvazione, la legge 38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” stenta a trovare completa applicazione. Con tali disposizioni, si stabiliscono modalità di questo modello di assistenza, volto ad attenuare il dolore a quanti non trovino sollievo attraverso le ordinarie terapie farmacologiche. L’applicazione però non è uniforme, persistono situazioni di disomogeneità, specie nelle regioni del sud Italia. Per questo il 12 marzo scorso, nella XII commissione Affari sociali della Camera è stata presentata e discussa una risoluzione, a firma del vicepresidente Luciano Ciocchetti, che “impegna il governo e le regioni a garantire piena attuazione alla legge 38 del 2010”. L’auspicio è non soltanto quello di promuovere una diversa organizzazione dell’assistenza, che metta al centro la persona e il diritto di non soffrire ma si sollecita la costruzione di una rete di cure che dovrebbe partire dagli ospedali per estendersi al territorio, al domicilio del paziente e negli hospice. Negli intenti del provvedimento presentato, si invoca la possibilità che ogni cittadino riceva cure palliative costruendo una rete multidisciplinare. In particolare, si chiede di garantire la presenza di équipe specialistiche negli ospedali di base e di primo livello, con la possibilità di fornire consulenze e supporto clinico nei reparti, nel pronto soccorso e negli ambulatori. Inoltre, serve anche un maggior coinvolgimento delle strutture di assistenza territoriale, destinando risorse adeguate alle Regioni per rendere operative le reti della terapia del dolore su tutto il territorio nazionale. “L’auspicio è che la risoluzione presentata possa essere approvata al più presto – commenta in una nota Ciocchetti – promuovendo una diversa organizzazione dell’assistenza che metta al centro la persona e il suo diritto di non soffrire, considerato che il diritto a ricevere cure palliative appropriate in tutte le fasi della malattia resta spesso disatteso ed inespresso”. Tale modello assistenziale costituisce ormai una disciplina medica in rapida evoluzione, sia a livello nazionale che internazionale, con benefici documentati in termini di miglioramento della qualità della vita dei pazienti nelle fasi avanzate, evolutive e finali di tutte le gravi patologie arrivando, grazie alla riduzione del dolore e di tutti i sintomi gravi, anche a un incremento dell’aspettativa di vita.

 

 

 

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