Ex sanatori, luci e ombre sul loro futuro
Nel nord Italia sono riconvertiti a servizi sanitari, altrove sono abbandonati al degrado
Se tutto va bene, tra un anno esatto dall’ex sanatorio di Gorizia potrebbero nascere ben tre strutture sanitarie. Il primo prototipo di ospedale per la cura del “mal sottile” realizzato nel nord Italia nel 1933 è stato riconvertito in ospedale di comunità, affiancato da una casa di comunità e da una centrale operativa territoriale. Una triade di strutture strettamente legata alla Missione 6 Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che ha consentito all’Azienda sanitaria universitaria Giuliano-Isontina di procedere alle opere di riqualificazione con un investimento di più di 46 milioni. Una rinascita che si lega fortemente ai valori con cui nacque questo pezzo di storia della città: la volontà di assicurare un servizio sanitario alla collettività. E dal mese di marzo 2026 saranno i 45 posti letto a intensità di cura medio-bassa, ad assicurare alla cittadinanza una assistenza territoriale con tutti i crismi supportata dalla casa di comunità, che offrirà prestazioni ambulatoriali di base e dalla centrale operativa territoriale, punto di coordinamento tra i vari servizi, dai domiciliari ai territoriali, ospedalieri e all’emergenza/urgenza. Una rinascita positiva quella dell’ex sanatorio, che ricalca la stessa sorte di quello di Sondalo, altra storica struttura del nord Italia intitolata a Eugenio Morelli, riconvertito da anni a ospedale generale, grazie alla vena imprenditoriale di Letizia Moratti, che da assessore al Welfare della Lombardia riutilizzò l’edificio abbandonato “in un’ottica di ascolto, confronto e collaborazione con il territorio”, scrisse sulla delibera che ne sanciva la riconversione. Tutt’altra sorte rispetto a quella riservata al sanatorio Banti di Pratolino, nel comune di Vaglia, considerato uno dei più interessanti esempi di architettura ospedaliera del XX secolo in Toscana e da anni abbandonato al degrado dopo la chiusura nel 1989, sebbene nel 1997 l’Inail ne avesse richiesto l’acquisto per trasformarlo in albergo destinato ai pellegrini del Giubileo 2000. Decaduta questa e altre ipotesi di riuso il sanatorio – realizzato nel 1939 dall’ufficio tecnico dell’Infps, Istituto di previdenza fascista – è stato messo all’asta dalla Asl Toscana centro con scarso successo. Attualmente l’azienda ha pubblicato il sesto bando, con un prezzo base di offerta di 2 milioni 216mila euro per 13mila metri quadrati di superficie e 64mila di parco, una cifra più che dimezzata rispetto a quella iniziale. Una vicenda che ricorda quella del “Carlo Forlanini” di Roma, sanatorio poi ospedale generale e infine complesso chiuso nel 2015 con un decreto dell’allora presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e abbandonato al degrado. Sarà una questione di latitudine. Se nel nord Italia gli antichi complessi sanatoriali si riutilizzano a beneficio della comunità, la stessa cosa non accade abbandonando il settentrione. Della complessa vicenda del Forlanini si occuperà, domenica 2 marzo, un’inchiesta di Report, trasmissione cult di Rai 3, che potrebbe aprire un varco sulla disparità di sorte riservata agli ex sanatori, beni pubblici che, in un desolante panorama sanitario, dovrebbero con urgenza essere destinati all’uso della collettività afflitta dalla carenza di servizi. (Nella foto: ex sanatorio di Gorizia)