Furto al Santa Rosa, c’è un presunto colpevole
Nel 2023 trafugati farmaci oncologici, per un valore di quasi mezzo milione
Sono bastati poco più di due mesi perché il piccolo miracolo fosse portato a compimento e Santa Rosa non si è fatta pregare. Dei presunti autori del furto compiuto l’8 settembre 2023 nella farmacia dell’ospedale di Viterbo – già Belcolle, dal 31 gennaio scorso intitolato alla terziaria francescana – almeno uno è stato individuato. Si tratta di un 57enne che attualmente soggiorna nella casa di reclusione di Bologna per altri reati e ha ricevuto la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare il 4 aprile, dietro le sbarre. In realtà i furti furono due, in allarmante sequenza. Il primo il 3 agosto, un mese prima rispetto alla razzia di settembre perché, evidentemente, gli autori dovevano portare a termine il lavoro forse interrotto durante l’oltraggioso “accesso” con un bottino pari 270 mila euro, considerato che le modalità tra i due “prelievi” di farmaci oncologici sono esattamente le stesse. Lievemente minore il valore delle preziose specialità trafugate l’8 settembre, 221 mila euro per la precisione che, sommate al precedente ricavato arrivano a 491mila euro, quasi mezzo milione di farmaci salvavita. Ci sono voluti due anni di indagini, tra squadra mobile e polizia scientifica, per arrivare all’accusa di presunto furto aggravato, riferita soltanto all’8 settembre, in attesa di stabilire parallelismi e reperire prove per individuare gli autori dell’analogo episodio del 3 agosto 2023. La banda, secondo quanto riferito dal dirigente della squadra mobile Roberto Proietti, era di tre persone che, come evidenziato dai video reperiti dalle telecamere di sicurezza, nella notte hanno divelto la recinzione esterna del nosocomio, penetrando da una delle finestre del primo piano dell’ala in cui è ubicata la farmacia ospedaliera. Brutta la sorpresa dei dipendenti nella calda mattina di quella estate da dimenticare: tutte le specialità necessarie per alleviare le sofferenze dei malati di tumore erano sparite, mettendo in crisi un settore estremamente delicato dell’assistenza. La beffa più grande, per uomini e donne della volante e della scientifica subito accorsi sul posto, è stato il ritrovamento all’esterno dell’ospedale della busta piena di mascherine presumibilmente usate per travisare il volto dei rapinatori, con numerose impronte sopra. Dalle forze di polizia, si apprende che sono ancora in corso indagini e perquisizioni, con indagati a piede libero mentre si presume che i farmaci siano stati rivenduti al mercato nero. Un macabro commercio, di cui ha fatto le spese la nostra sanità, già fortemente gravata da mille problemi.