Ė una storia lunga e contrastata quella dell’ospedale San Giuseppe di Marino. Nel 2013, con la firma del “Patto per la salute” da parte del ministro Beatrice Lorenzin, fu inserito nella lista dei 175 nosocomi italiani destinati alla chiusura perché inferiore ai 120 posti letto, beffardo conteggio legato ai tagli lineari di una  infausta stagione per la sanità italiana. Immediata la levata di scudi dei cittadini e delle forze che, all’epoca, si trovavano all’opposizione nel Consiglio regionale del Lazio. Così il San Giuseppe l’ha scampata e nel 2023 ha assistito a una piccola rinascita, con un provvidenziale restyling del Cup, la ristrutturazione di alcune sale operatorie e il potenziamento del sistema informatico. Un piccolo ma significativo risultato per una struttura soggetta alla cosiddetta “stabilizzazione”, con la creazione al suo interno di una casa e un ospedale di comunità, in ossequio alle disposizioni contenute nel decreto numero 77 del 2022 del ministero della Salute, sul riordino dei servizi territoriali e grazie ai fondi del Pnrr. Tanto che il Consiglio comunale, con la delibera numero 13 del 22 aprile 2024 “Proposte di potenziamento e stabilizzazione dell’Ospedale San Giuseppe di Marino”, con un voto favorevole della maggioranza, impegnò il sindaco a spingere i vertici della Asl Roma 6 ad accelerare i tempi per tale realizzazione. A tutt’oggi però il progetto langue e della tutela del San Giuseppe, si è fatto interprete il gruppo del Partito democratico di Marino, che il 24 febbraio ha manifestato, davanti ai cancelli dell’ospedale, contro “l’immobilismo istituzionale della Regione Lazio”, scrive in una nota Sergio Ambrogiani, segretario del locale circolo Pd intitolato a Bruno Astorre, consigliere regionale tragicamente scomparso. Sotto accusa, oltre a presunte “dimenticanze del centrodestra regionale e del presidente Francesco Rocca”, il mancato arrivo della risonanza magnetica, strumentazione indispensabile per esami diagnostici approfonditi. Senza dimenticare le annose liste di attesa, sempre nel mirino di chi voglia contestare una “gestione regionale inefficiente e inefficace”. Una sfida nei confronti del governatore Rocca, che proprio il 19 febbraio ha presentato in conferenza stampa il bilancio di due anni di lavoro alla Regione Lazio. Un intervento in cui in più di un’ora e mezza ha snocciolato dati, grafici, numeri e progetti in itinere che, evidentemente, debbono ancora superare il periodo di rodaggio. Intanto i democratici di Marino non si fermano e stanno organizzando un incontro con i cittadini, per mettere a fuoco le difficoltà che ancora non sono state scalfite dall’articolato intervento di Rocca per riorganizzare una sanità non in buona salute.

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