Una emorragia inarrestabile, quella dei medici e dei professionisti sanitari – infermieri, fisioterapisti, psicologi, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia – sempre più intenzionati a lasciare l’Italia per andare a lavorare all’estero, con maggiori soddisfazioni e, soprattutto, una più pingue remunerazione. E non sono soltanto i paesi del Nord Europa ad attrarre. Da qualche tempo, in molti sono richiamati dai massicci investimenti sulla sanità, messi in campo da alcuni paesi arabi. Un fenomeno monitorato da oltre 12 anni, intensificatosi negli ultimi tempi, con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Qatar che investono circa il 10% del Pil in sanità e vantano strutture sanitarie all’avanguardia, all’insegna dell’innovazione con strumentazioni di ultima generazione. Con retribuzioni che per un medico, in media, raggiungono i  15mila euro mensili, 3mila per un infermiere e che possono anche raddoppiare in base all’esperienza. Ė questo il quadro delineato da Foad Aodi, presidente di Amsi, associazione dei medici stranieri in Italia e di Umem, unione medica euro-mediterranea. Uno scenario che il professore a contratto dell’Università di Roma Tor Vergata sta seguendo da tempo, fornendo preziosi dati e statistiche sul fenomeno. Sarebbero 6.000, a tutt’oggi, le richieste di medici e professionisti decisi a lasciare il nostro Paese: 4.000 tra medici specialisti e di famiglia mentre 2.000 sono i professionisti dell’assistenza, tra cui si rileva un 70% infermieri, un 15%  tra fisioterapisti e osteopati e c’è perfino un  5% di farmacisti tra i camici bianchi in fuga, insieme al 10% di podologi, logopedisti, psicologi, tecnici di laboratorio e tecnici di Radiologia. Più dell’85% delle richieste proviene dalle strutture sanitarie pubbliche e tra le regioni degli operatori disposti a emigrare, la Lombardia si piazza al primo posto seguita da Veneto Piemonte e Lazio ma anche la virtuosa Emilia-Romagna con 450 professionisti con la valigia pronta non è esente dal contagio. Per questo, Aodi, con le sue associazioni lancia l’appello “Aiutiamo i medici a casa loro” in Italia, così come l’Amsi ha cooperato affinché arrivassero sul nostro suolo medici stranieri, specie nel periodo più buio del Covid, coadiuvati dal decreto “Cura Italia” del governo Conte due. All’appello hanno aderito finora 130 realtà, tra cui associazioni sindacati di settore, organizzazioni di lavoratori della sanità privata e pubblica. L’intento è quello di sollecitare le istituzioni affinché mettano in atto provvedimenti volti a scongiurare lo stillicidio di abbandono con conseguente svuotamento delle nostre corsie, ambulatori e studi medici. (Nella foto: Foad Aodi)

 

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