Una scena da film quella vissuta il 2 aprile al pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena. Una cinquantina di persone arrivate tutte insieme, per sostenere la famiglia di un quindicenne ricoverato per un grave trauma cranico causato da un incidente in moto, hanno ostruito l’ingresso della struttura, creando non pochi disagi al personale e alle persone in attesa sulle barelle. Si tratta di appartenenti alla comunità Rom di Rimini che, pur non avendo agito con manifestazioni violente, hanno invaso ogni spazio tra urla e pianti, spaventando gli altri pazienti e impedendo l’attività istituzionale di servizio, tanto da dover chiedere l’intervento della polizia per calmare gli animi e convincere la folla ad abbandonare l’ospedale. “Erano disperati, non cattivi” ha spiegato più tardi un conciliante infermiere, cercando di smorzare la situazione di allarme. “Quando succede qualcosa a uno di loro, tutta la comunità si muove. È nella loro cultura”, ha aggiunto l’operatore ma non sono dello stesso avviso i sindacati. Interviene sull’accaduto il segretario nazionale Ugl Salute Gianluca Giuliano, che parla di un vero e proprio “attacco agli operatori sanitari”, invocando il ripristino dei posti di polizia all’interno degli ospedali. “Non è più possibile lavorare con la paura di essere aggrediti, abbiamo bisogno di sicurezza e pene ancor più severe per porre fine a questa vergogna”. Un episodio che si può definire l’acme degli episodi violenti nei confronti dei sanitari verificatisi tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. In precedenza, era toccato a un medico del 118 di Torino, che si è visto una pistola puntata sulla nuca mentre soccorreva una donna. “Se non salvi mia madre ti ammazzo”, si è sentito intimare il professionista mentre tentava di salvare una vita. “Siamo oltre l’allarme” ha commentato in questo caso Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing Up, che rappresenta gli infermieri. “Questa volta è toccato a un medico, domani potrebbe essere un infermiere”, tuona riferendo che sono oltre 130 mila l’anno le aggressioni subite dai professionisti della sanità “siamo tutti bersagli e in questo clima non servono attese o illusioni legislative ma azioni concrete”, incalza il presidente chiedendo il “pieno riconoscimento del rischio professionale per chi opera in sanità”. Nella notte precedente, il 30 marzo, un equipaggio del 118 della postazione di Aprilia era stato aggredito da un trentottenne del luogo, già noto alle forze dell’ordine  per il reato di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate e lesioni personali ad operatori sanitari. Un curriculum che parla da solo ma non spiega come mai tale individuo fosse libero di girare e aggredire impunemente chiunque gli capitasse a tiro.

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