Ospedali venduti? Ma no, comprati
Finanza creativa dieci anni dopo. Tracciare un bilancio della complessa operazione datata 2002 e denominata sale and lease back non è semplice. Dei 200 milioni di euro ricavati dell’alienazione del patrimonio delle aziende sanitarie e ospedaliere non si sa granché. Unico spettro il debito che avanza, con grandi dubbi per il riscatto degli ospedali, previsto allo scadere dei contratti, tra circa venti anni. Di cartolarizzazione dei crediti si comincia a parlare nel ’99 grazie alla legge 130 che prevede la costituzione di società pubbliche in grado di gestire l’affaire. Nella Regione Lazio ci prova per prima la giunta Badaloni ma sarà il successivo governo di via della Pisana a portare a casa il risultato. Nel 2001 viene approvato il provvedimento dalla giunta di centrodestra. Acquirente degli ospedali regionali è la San.im Spa, società a prevalente capitale regionale nata nell’agosto 2001 con la legge numero 16. Con tale artifizio, le aziende sanitarie del Lazio hanno ceduto dietro corrispettivo (sale) a San.im 56 nosocomi; San.im ha quindi locato gli immobili alle stesse aziende dietro il pagamento di un canone (lease back) e ha provveduto a cartolarizzare sul mercato i canoni di fitto attraverso la società veicolo Cartesio. L’operazione ha consentito di collocare titoli sul mercato internazionale per circa 1,2 miliardi di euro, suddivisi in cinque diverse tranche, per una vita media residua complessiva di 26 anni. Quali siano stati i benefici per le disastrate casse regionali non è dato sapere. Di fatto, le menti dell’operazione ritenevano di poter azzerare il deficit regionale entro il 2005: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Altro versante il patrimonio ereditato dal Pio Istituto di Santo Spirito che ha amministrato, fino al 1968, gli ospedali romani e disponeva di proprietà non utilizzate a fini sanitari comprendenti fondi agricoli, locali commerciali, abitazioni, da alienare ai sensi della legge regionale numero 8 del 2000, che trova fondamento nel decreto legge 351 del 2001 convertito con legge 410 “Privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare”, ovvero le discusse vendite a privati, il cui capitolo si arricchisce con gli ultimi provvedimenti del governo Monti sulla alienazione dei beni dello Stato. Considerato tale precedente, non c’è da stare tranquilli.